Letteratura
HO TROVATO LE PAROLE PER OGNI PENSIERO
Le poesie di Emily Dickinson
Non sapendo quando
possa venire l’alba,
lascio aperta ogni porta,
che abbia ali come un uccello
oppure onde, come spiaggia.
(E. Dickinson)
"True Wit is Nature to advantage dress'd,
What oft was thought, but ne'er so well express'd;"
Il noto distico del poeta Alexander Pope (1688-1744), tratto dal suo componimento “An essay on Criticism” (1711) ci è davvero utile per comprendere il senso ultimo della poesia, almeno secondo lui e in qualche modo il suo tempo, ma a mio parere ha una profonda verità che sfida tempo e mode.
La poesia (true wit) nasce dalla realtà (Nature) ingentilita e irrobustita (to advantage dressed) in modo che quello che spesso sì è come presentito (oft was thought) non è mai stato espresso tanto bene (ne’er so well expressed). Il poeta quindi è visto come maker, creatore, un pensiero tanto caro a Shakespeare, che alla sua amata dice che tramite la sua arte poetica, “I’ll engraft you new”, ti farò nuova. Il poeta dunque crea, estrae da sè qualcosa di presentito, gli dà forma e lo rivela all’ascoltatore o lettore che lo riconosce anche suo.
Questo è il modo in cui invito ad avvicinare alcune poesie di Emily Dickinson (1830-1886). Poetessa americana di fine ottocento le cui liriche sono di una modernità stupefacente. Vi sottopongo la prima, uno scoppio di gioia di fronte alla vita,
How good—to be alive!
How infinite—to be Alive—two-fold—
The Birth I had
And this besides, in—Thee!
(traduzione: Che bello (o buono)—essere viva!/ Che infinito—essere viva—due volte/ La Nascita ricevuta/ e oltre a questo—in Te|). Ancora, leggiamo,
A sepal, petal, and a thorn
Upon a common summer's morn—
A flask of Dew—A Bee or two—
A Breeze—a caper in the trees—
And I'm a Rose!
(Traduzione: Un sepalo, un petalo, e una spina/ In un normale mattino d’estate--/ una fiaschetta di rugiada—Un’ape o due--/ una brezza—una capriola tra gli alberi—/E io sono una Rosa!)
La seconda poesia ci fa in qualche modo pensare alla sua vita, condotta nel suo paese natale, con rare uscite, pochi contatti, pochissimi affetti. E uno sguardo di continuo stupore sulle natura che la circonda e la rilancia verso una conoscenza senza limiti. Di sé e della vita. Come qui sotto, nella poesia Autunno,
The morns are meeker than they were,
The nuts are getting brown;
The berry’s cheek is plumper,
The rose is out of town.
The maple wears a gayer scarf,
the field a scarlet gown,
Lest I should be old.fashioned,
I’ll put a trinket on.
(Traduzione:Le mattine sono più dolci di prima,/le noci diventano brune;/le bacche più sode,/la rosa fuori della città./L’acero si è messo un abito più allegro,/ il campo uno rosso,/ per non essere fuori moda/ mi metterò un gioiello).
Anche in questa breve riflessione sulla vita appare un elemento della natura:
If I can stop one heart from breaking,
I shall not live in vain;
If I can ease one life the aching,
Or cool one pain,
Or help one fainting robin
onto his nest again,
I shall not live in vain.
(traduzione: Se potrò impedire a un cuore di spezzarsi/non avrò vissuto invano/se potrò alleviare il dolore di una vita/ o lenire una pena/ o aiutare un pettirosso caduto/ a rientrare nel suo nido/ non avrò vissuto invano),
Nella poesia che segue si avverte il desiderio di misurare, o meglio contemplare, l’ampiezza dell’orizzonte umano,
There is no frigate like a book
To take us lands away,
Nor any coursers like a page
Of prancing poetry.
This traverse may the poorest take
Without oppress of toll;
How frugal is the chariot
That bears a human soul!
(Traduzione: Non esiste nave veloce come un libro/ per portarci in terre lontane/ né corsieri come una pagina/ di poesie che s’impenna--/questa traversata la può fare anche il povero/ senza peso di pedaggi;/ Quanto è frugale il carro/ che porta un’anima!).
Il grande critico americano Harold Bloom scrisse che “con l’eccezione di Shakespeare, Emily Dickinson dimostra più originalità cognitiva di qualsiasi altro poeta occidentale dopo Dante, e i critici quasi sempre sottovalutano la sua sorprendente complessità intellettuale.” Nella poesia che segue notiamo anche un linguaggio particolarmente incisivo, compresso, un pensiero, un’immagine ci vengono lanciati in una parola, due parole, una riga,
A Man may make a Remark—
In itself—a quiet thing
That may furnish the Fuse unto a Spark
In dormant nature—lain—
Let us deport—with skill—
Let us discourse—with care—
Powder exists in Charcoal—
Before it exists in Fire.
( traduzione: Un uomo può fare una osservazione—/ in sé cosa inoffensiva/ ma tale da infuocare la scintilla assopita/ in un’indole tranquilla / dobbiamo essere cauti--attenti/ parlare con misura/ la polvere da sparo è nel carbone/ prima d’essere nel fuoco).
L’idea viene ripresa in un’altra poesia, The saddest noise, The sweetest noise, di cui trascrivo solo la strofa finale,
An ear can break a human heart
As quickly as a spear,
We wish the ear had not a heart
So dangerously near.
(traduzione; un orecchio può spezzare un cuore/ rapido come una spada/ vorrei che l’orecchio non avesse un cuore / così pericolosamente vicino).
La riflessione di Dickinson sempre più si inoltra nel sé e nel senso delle cose e della vita. Lo stupore verso la bellezza della natura, della realtà, non è che il primo passo. Si avverte il desiderio di una relazione, di gettare un ponte per arrivare a cogliere il senso.
A Shade upon the mind there passes
As when on Noon
A Cloud the mighty Sun encloses
Remembering
That some there be too numb to notice
Oh God
Why give if Thou must take away
The Loved?
(traduzione: Passa un’ombra sulle mente/ come quando a mezzogiorno/ una nuvola avvolge il sole imperioso/ Ricordando/ che qualcuno è troppo ottuso per notarlo/ Oh Dio/ Perchè dare se devi portar via/ l’amato?)
Una delle sue poesie più famose appare come un congedo, ma di una invidiabile serenità, perché tutto, in fondo, tende al mistero, anche le teste dei cavalli come leggiamo qui sotto.
Because I could not stop for Death –
He kindly stopped for me –
The Carriage held but just Ourselves –
And Immortality.
We slowly drove – He knew no haste
And I had put away
My labor and my leisure too,
For His Civility –
We passed the School, where Children strove
At Recess – in the Ring –
We passed the Fields of Gazing Grain –
We passed the Setting Sun –
Or rather – He passed Us –
The Dews drew quivering and Chill –
For only Gossamer, my Gown –
My Tippet – only Tulle –
We paused before a House that seemed
A Swelling of the Ground –
The Roof was scarcely visible –
The Cornice – in the Ground –
Since then – 'tis Centuries – and yet
Feels shorter than the Day
I first surmised the Horses' Heads
Were toward Eternity –
(traduzione: Poichè non potevo fermarmi per la morte- Lei gentilmente si fermò per me-la carrozza solo per noi due-e l’Immortalità-procedemmo lentamente-non conosceva fretta-e io avevo riposto il mio lavoro e il tempo libero, per la sua Cortesia-passammo oltre la scuola, dove i bambini si azzuffano in un angolo—passammo i campi di grano che ci fissavano—superammo il sole al tramonto-o meglio, lui ci superò-la rugiada fredda-leggero il mio abito-il mio scialle di tulle-ci fermammo davanti a una Casa che pareva un gonfiore nel terreno-il tetto appena visibile-la cornice -nel terreno- da allora -sono secoli eppure-sembra più breve del Giorno-in cui per la prima volta intuii che le teste dei cavalli-erano dirette verso l’Eternità).
Ecco il punto d’arrivo. Sola di fronte al mistero della vita, sola, ma non disperata,
“Hope” is the thing with feathers -
That perches in the soul -
And sings the tune without the words -
And never stops - at all -
And sweetest - in the Gale - is heard -
And sore must be the storm -
That could abash the little Bird
That kept so many warm -
I’ve heard it in the chillest land -
And on the strangest Sea -
Yet - never - in Extremity,
It asked a crumb - of me.
La speranza
è un essere piumato
che si posa sull’anima,
canta melodie senza parole
e non finisce mai. La
brezza ne diffonde l’armonia,
e solo una tempesta violentissima
potrebbe sconcertare l’uccellino
che ha consolato tanti.
L’ho ascoltato nella terra più fredda
e sui più strani mari.
Eppure neanche nella necessità
ha chiesto mai una briciola—a me
Le poesie di Emili Dickinson sono facilmente reperibili nel web, in particolare visita il sito Emilydickinson.it
A cura di:
Marco Grampa
Laurea in Lingue e Letterature moderne presso IULM di Milano. Insegnante al Liceo Classico Crespi di Busto Arsizio per 20 anni, per otto anni presso il Liceo Scientifico Tirinnanzi di Legnano, dove ha operato come senior manager per scambi culturali con istituti australiani, portoghesi e USA.
Traduttore di opere soprattutto di carattere letterario da paesi di lingua inglese, in particolare africani.
Autore di racconti e brevi saggi per riviste locali.






