Musica
MADAME E LE DOMANDE CHE NON DANNO PACE
Da molte parti, anche da persone diverse e lontane l’una dall’altra, mi è stato segnalato l’ultimo album di Madame. Per chi non la conoscesse, è importante una breve nota introduttiva, che serve anche a collocare le canzoni e i temi di Disincanto, uscito il 16 aprile di questo anno 2026.
Nata Francesca Calearo, è originaria di Creazzo, in provincia di Vicenza, dove è nata nel 2002. All’età di 16 anni emerge con il brano dal titolo Sciccherie, che l’anno successivo diventa virale grazie ad un post di Cristiano Ronaldo (all’epoca il secondo profilo più seguito al mondo su Instagram). Senza farla troppo lunga, per una storia in breve della sua fulminea carriera, è fatta piuttosto bene anche la pagina di Wikipedia. Il succo è che Madame firma subito un contratto con la Sugar e passa sotto l’egida della manager storica di molti rapper italiani, Paola Zukar. La sua ascesa è velocissima e diventa punto di riferimento ed artista di punta di tutto il mondo urban-rap-neo cantautorale.
Con questo successo rapido e gigante ha dovuto però fare i conti, affrontando la depressione ed anche il ricovero e, per un certo periodo, non volendo avere nulla a che fare con la musica.
Ma Madame ritorna, un filo più pacificata, ed inizia il lungo processo che la porterà a questo ultimo album di cui parliamo. Di questo e dell’amicizia con il produttore e amico Niki Bias (all’anagrafe Nicolas Biasin, suo amico dall’età di 15 anni) parla in venti minuti di video intervista a Rivista Studio, in cui si racconta a tutto tondo e che vale la pena vedere per inquadrare il personaggio.
Ma partiamo da una constatazione, che Madame fa in un’altra intervista, quella a Radio Deejay in cui spiega bene il significato del titolo dell’album, Disincanto. Madame dice che l’incanto può essere positivo, ma anche negativo, e così il disincanto. Quando nell’omonima canzone canta “Ho gli occhi pieni di disincanto”, significa che ha gli occhi pieni di gioia, per essersi resa conto finalmente di alcune cose. Ascoltare questa canzone - che apre l’album e gli dà l’impronta caratteristica – o anche guardarne il video apre molte domande, le stesse che si fa l’artista. L’inizio è fulminante: “Io non vivo più con sotto le istruzioni / tutto ciò che so spero che mi abbandoni”. Ma c’è anche la dichiarazione di non aver paura, ed insieme la bramosia di vita, anche andando contro tutto: “se fossi stata Eva avrei ingoiato pure il torsolo assieme a tutta la mela con i semi / vita, eccomi!”
C’è un’altra componente importante in queste nuove canzoni, ed è l’attacco diretto ad alcune consuetudini del mondo discografico e radiofonico, insomma dei poteri forti della musica. E il primo di questi attacchi arriva subito, nel secondo brano in tracklist, Come stai? Anche questa ha un attacco a dir poco deciso: “I ricatti della radio per i festival/che non ti passano se non passi alla festa loro/le ladrate dei producer che fan cresta su/del lavoro che fanno altri al posto loro”. E nella seconda parte del testo (leggetelo tutto qui) Madame si mette realmente a nudo, raccontando quello che le è successo prima di riuscire a rialzarsi e riprendere a scrivere e a produrre. Sulla stessa linea di attacco a certa scena rap e ai suoi paradossi è la traccia 6, Mai più.
La terza componente – dice l’artista in entrambe le video-interviste linkate sopra – nei pezzi di questo disco è quella delle (letterale) cazzate. E a questo punto è necessario un avvertimento: molte delle canzoni di Madame, da sempre ed anche qui, presentano testi diretti, spesso volgari, con allusioni sessuali, se si può chiamarle allusioni. È il caso di un brano decisamente esplicito fin dal titolo, Puttana svizzera, non cito pezzi di testo, se volete leggetelo qui, ma anche di altri passaggi in altri canzoni.
Ma io mi sono convinto, ascoltando e riascoltando il disco, che sia più giusto non fermarsi a questo particolare, pur disturbante e cercare cosa c’è che va oltre la banalità, oltre il fare cazzate per farle o parlare brutto perché fa parte del genere e del personaggio, e provare ad individuare se e dove ci sono delle domande aperte. Devo essere sincero, c’è da fare un bello sforzo, specie di fronte a pezzi come OK, ma ci provo.
Già solo guardando ed ascoltando l’artista nelle interviste si capisce che da una parte c’è un grosso lavoro su se stessa, e dall’altro una altrettanto grande volontà di esprimere questioni vitali attraverso le canzoni. Senza poter andare a setacciare tutti i pezzi, sicuramente ci fermiamo su due.
Partiamo da Rosso come il fango (qui il video), in cui l’artista racconta la sua storia con ricchezza di particolari e senza nascondersi (“A ventun anni ero già milionaria/Senza mai guardare al cielo e dire almeno un "Grazie"), per poi dedicare la canzone a chi vive esistenze più umili, cercandone in ogni caso il senso. E conclude affermando che “il vero eroe è chi sa giocare tutte le sue carte”.
Facciamo tre, perché due parole vanno dette anche su Allucinazioni, lunga lettera scritta alla madre in maniera diretta e cruda, che Madame ritiene però un gesto di grande tenerezza.
Ma sicuramente il brano che richiede di spendere qualche parola in più è Volevo capire, cantato con Marracash. La domanda più lancinante si pone subito, dal primo verso, anzi le domande sono due, due diverse sfaccettature della stessa questione: “Ti chiedi mai chi sei senza quello che fai? / Ti chiedi mai se sei solo quello che fai?” Commenta bene questa domanda Vittorio Venturi, sociologo ed economista, in un articolo uscito sul Corriere della sera il 3 giugno (ve lo linko qui, ma è disponibile soltanto agli abbonati). “Madame non costruisce personaggi, non gestisce distanze sicure: entra nel materiale grezzo dell’esistenza e lo porta in superficie”. E più avanti, nell’articolo, Venturi affonda il colpo: “È un disco pieno di domande aperte, senza risposte semplici, perché le risposte semplici mettono a tacere le domande. C’è qualcosa di profondamente generazionale qui, ma non nel senso banale: non è la Gen Z che si lamenta o che esibisce vulnerabilità come merce, è una generazione che ha imparato prestissimo il codice del successo e che ora si chiede se dietro ci sia qualcosa che regge”.
La sfida vera è qui: c’è qualcosa che regge, dietro ai successi e dietro agli insuccessi, dietro a vite famose o di sconosciuti, dentro la quotidianità, facile o difficile che sia? La domanda brucia e la sfida vera è riuscire a tenerla aperta, perché lì si comincia a trovare qualcosa che regge. Come, per Madame, l’amicizia sincera con Bias, l’amico Niki con cui condivide lavoro, gioie e dolori.
Arrivati fino qui può sorgere una domanda: ma la musica? Ok tutta la ricerca dei testi e quanto dettagliato sopra, ma le canzoni come sono? Il metodo con cui affrontare questo tipo di canzoni è imposto dall’oggetto stesso, se le trattassi come canzoni melodiche o pop, sfocherei la visuale. Bisogna un poco conoscere il genere per avere un’idea più precisa. La produzione è molto buona, Bias e i vari collaboratori che lo hanno affiancato hanno fatto un buon lavoro e creato un bel sound. In Madame c’è, rispetto ad altri rapper, ed anche rispetto ad alcune sue cose precedenti, un certo studio ed impiego della melodia, che in alcuni brani è più ricercata e si spinge, potremmo dire, verso una complessità maggiore.
Ultimo flash, guardate Madame al concerto del Primo Maggio a Roma: la si vedrà in scena, mentre fa accadere le canzoni dal vivo, e forse si capirà meglio l’altra bella frase contenuta in Come stai?, “il successo non mi piace/far succedere lo adoro”. Stiamo a vedere cosa succederà, nei concerti di quest’estate e nei prossimi passi di Madame.
Walter Muto
A cura di:
WALTER MUTO, laureato in Lettere e con i più vari studi musicali alle spalle, decide di dedicarsi prima con grande passione e poi come lavoro alla musica, in particolare a quella leggera. La sua occupazione è fare musica, parlarne e scriverne a 360 gradi. Oltre ad aver scritto diversi libri e curare una rubrica per il mensile Tracce, collabora da 35 anni agli spettacoli musicali per ragazzi della Sala Fontana di Milano, produce spettacoli insieme a Carlo Pastori e negli ultimi anni si dedica a progetti musicali per il sociale,
con una attività al Carcere di San Vittore ed una in due residenze per disabili psichici.
Più info su www.waltermuto.it






