HAMNET

GB 2026

Regia: Chloé Zhao

Con  Jesse Buckley, Paul Mescal

 

Diretto dalla regista Premio Oscar Chloé Zhao, Hamnet è l’atteso adattamento cinematografico dell’omonimo best-seller di Maggie O’Farrell.

La pellicola rifugge dai canoni della classica biografia su William Shakespeare per farsi opera intima, capace di esplorare una vicenda privata rimasta a lungo ai margini della Storia: la perdita improvvisa del figlio undicenne, Hamnet, che sconvolse la vita del giovane e tormentato William e della moglie Agnes.
La Zhao sceglie di abbandonare i palcoscenici e la gloria di Londra, preferendo la natura e il silenzio domestico di Stratford. Immergendo lo spettatore nelle suggestive campagne dell’Inghilterra elisabettiana di fine XVI secolo, la regia sposta l’attenzione dal successo pubblico del poeta al dramma silenzioso della sua famiglia. Ne emerge un racconto che indaga le radici emotive che avrebbero (forse) poi portato alla creazione di una delle opere più famose di tutti i tempi: Amleto.
Il cuore pulsante della pellicola risiede nelle interpretazioni del duo protagonista. Jessie Buckley è magnetica nel ruolo di Agnes: la sua presenza scenica riempie lo schermo di una forza primordiale e selvaggia, restituendo il ritratto di una donna che la storia ha colpevolmente ignorato, oscurandola dietro il mito del marito. Accanto a lei, Paul Mescal spoglia Shakespeare dell’aura del “Genio” per restituirci un uomo vulnerabile e smarrito, un padre schiacciato da un lutto inesprimibile.
Dietro la macchina da presa, la Zhao eccelle nel catturare la bellezza cruda della natura. Il paesaggio inglese non è un semplice sfondo, ma un personaggio a sé stante: fango, erbe officinali e una luce naturale crepuscolare costruiscono un’esperienza visiva tattile e immersiva.
Tuttavia, questa bellezza formale porta con sé anche alcuni limiti. La pellicola soffre di un’eccessiva solennità. Si percepisce chiaramente l’ambizione da “film prestige”: l’estetica è così impeccabile e curata da sembrare, a tratti, costruita appositamente per sedurre le giurie dei festival, un fattore che rischia di generare un certo distacco emotivo.
L’opera si trova costantemente in bilico tra la capacità di commuovere profondamente e il limite di sembrare un prodotto troppo rifinito a tavolino per risultare davvero viscerale. La prova attoriale del duo protagonista è però salvifica: talmente intensa da catalizzare l’attenzione dello spettatore anche nei momenti in cui il ritmo rallenta e la narrazione rischia di farsi un po’ statica.

In conclusione, Hamnet è oggettivamente un’opera di alto livello, un film godibile che regala momenti di autentica commozione e una riflessione preziosa sul potere catartico dell’arte. La capacità della Zhao di ribaltare la prospettiva, mettendo al centro la figura di Agnes anziché quella del Bardo, è un’operazione intelligente. Sebbene questa estrema cura formale possa a tratti far apparire il film più simile a un prezioso oggetto d’arte che a un racconto viscerale, l’opera resta un titolo caldamente consigliato, capace di lasciare un segno duraturo nello spettatore. È un viaggio visivo che merita di essere vissuto.

 

Beppe Musicco

www.sentieridelcinema.it

 

A cura di:

BEPPE MUSICCO, giornalista cinematografico e critico. Cofondatore e attuale presidente dell’associazione culturale Sentieri del Cinema ( www.sentieridelcinema.it  ). Autore di libri di cinema, consigliere di amministrazione della Fondazione Cineteca di Milano.

 

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