LA PESCATRICE

di  Giuseppe Festa

 

Editore: Salani, gennaio 2026 - €13,90

Pagine:  288

Target: da 12 anni

 

Si tratta di un bel testo di narrativa per ragazzi scritto da Giuseppe Festa, autore di altri fortunati libri, tra cui “Il passaggio dell’orso”, già recensito nella nostra sezione dedicata alla letteratura.
Il romanzo è strutturato su tre piani narrativi ben orchestrati tra di loro: la storia di crescita e maturazione durante gli ultimi mesi di terza media della quattordicenne Scilla, la protagonista; un’indagine ricca di colpi di scena che man mano disvela una misteriosa realtà del passato; la vita dei pescatori dell’isola di Marettimo e dell’Area marina protetta delle Egadi e la necessità di conciliare la loro attività con un sistema di pesca sostenibile.

I protagonisti
La protagonista è Scilla Rubino, una ragazza di quattordici anni decisamente particolare.  Vive con la nonna paterna Tatì (Tatiana) da quando ha perso il padre Giacinto, morto due anni prima a causa di un incidente su un peschereccio dove era aiuto marinaio. La madre Agata non c’è, di lei ha solo un ricordo lontano e confuso, il papà le aveva raccontato di un allontanamento improvviso e strano, senza dare più notizie di sé. Frequenta l’unica classe terza della scuola media dell’isola: due alunne, lei e l’amica Filomena, e tre docenti per italiano, inglese e matematica. La Primaria non va meglio: sette alunni per cinque classi!
Scilla è soprannominata la Capitana, in quanto governa la Cariddi, una feluca di dieci metri con la quale il padre si era trasferito dallo Stretto di Messina nel mare delle Egadi per la pesca del pesce spada. A permetterle di uscire in mare, presente e garante della barca, è Carmine, il prozio materno, detto zio California per essere emigrato da giovane in America. La ragazza ha appreso i segreti della pesca navigando col padre da quando aveva nove anni, e adesso esce in cerca di pesci spada perché deve mantenere sé, la nonna e la barca.
Mansur ha sedici anni e fa il lanzaturi, lanciatore di arpione, sulla Cariddi, lavoro che gli permette di spedire soldi alla mamma e ai tre fratellini rimasti in Africa.
Filomena, segretamente innamorata di Mansur, è la grande amica di Scilla, con lei condivide tutto e si vogliono bene come due sorelle.
E poi ci sono Ciccio che frequenta la quinta elementare e che pesca polipi da vendere ai ristoranti, la prof Venza che in classe legge “Il vecchio e il mare”, la prof Bevilacqua che nelle ore d’inglese fa una lezione su Ellis Island invitando lo zio Carmine a raccontare la sua storia di emigrato, il temutissimo vicepreside e prof di matematica Aliotti, soprannominato Octopus.
Sullo sfondo personaggi minori – i due gemelli Ponzio al banco del pesce, antipatici e supponenti, il loro cugino Nuno, liceale di sedici anni di Favignana, Beppe Giroviti, Pasquale Maradona, Pietro Guardascogli, Vincenzo il Vichingo, Concetta Cucicuci,… - figure dall’ingiuria (soprannome) strana ma divertente, frutto della familiarità schietta e diffusa nei paesini dove tutti conoscono tutti.

La storia e le tematiche
Il racconto si apre con un breve prologo dedicato alla cattura di un pesce spada di 246 kg e con l’incontenibile soddisfazione di Scilla: “Succede quando sono felice. Mi prende la paura di perdere tutto. Come adesso. Il pesce spada più grande della mia vita sta venendo su dall’acqua […]”. Ma la grande preda riserva una sorpresa: impigliata in una branchia, una catenina con un ciondolo d’oro con incise due lettere. A questo punto, però, è meglio fermarci, qualsiasi altro particolare sarebbe un ingiusto spoileraggio: La pescatrice è da leggere e gustare pagina dopo pagina!
Come accennato nelle prime righe, la storia si dipana per linee narrative che si intersecano, e questo aiuta a dare l’idea di come procede la vita nella realtà e di come una quattordicenne – l’io narrante del romanzo – la percepisce e in essa si muove. Lungo i sessanta brevi capitoli si assaporano – come quando si è davanti a un tagliere di affettati, formaggi e stuzzichini vari - una miriade di gusti e aromi, come il rischio e la riuscita, l’impresa e il fallimento, l’innamoramento e la disillusione, gli affetti famigliari e il loro perdurare nella memoria, il bisogno inestirpabile di avere un padre e una madre, l’avventura e la paura, la grandezza del mare e della natura, l’imporsi di ciò che è il bene e la presenza del male, l’amicizia e la fatica del crescere, la sorpresa di persone e rapporti che “salvano”.
Da sottolineare, per concludere, due aspetti veramente riusciti in questo romanzo. Il primo è la celebrazione del mare, di Marettimo e del lavoro della pesca. Probabilmente gli studi e la professione dell’autore (legati alla difesa dell’ambiente naturale), uniti alla scelta di soggiornare per un’intera settimana di novembre a Marettimo, gli hanno permesso di conoscere dal di dentro valori e legami di una comunità di pescatori che deve avere la forza di vivere su una piccola isola.  E di restituirci quei valori e quei legami, credibili e incarnati nei sentimenti e nell’agire dei singoli personaggi. Riecheggiano, tra l’altro, detti e proverbi sulla vita e sul mare somiglianti a quelli de I malavoglia, sintesi di saggezza vissuta e condivisa: “La paura non si vince, si naviga.” , “Il mare dà la vita e se la prende.” , “Le radici sono importanti, tengono su quando il vento tira forte.” , “Il mare dà da mangiare tutta la vita, ma da bere una sola volta.”
Il secondo aspetto è la sete di conoscere, capire e mettersi alla prova dei giovani protagonisti. Attraverso la loro umanità Festa ci riconsegna tutta la bellezza e il fascino dell’età dell’adolescenza, anni preziosi nella formazione dell’uomo e della donna che diverranno. Scilla e Mansur devono far fronte a eventi pesanti come macigni - la morte del padre e l’assenza della madre lei, l’immigrazione clandestina in un altro paese lui - , eppure comunicano una grande positività della vita, che qualunque circostanza può essere attraversata e che ogni vita è un bene: “[Scilla] Tu sei fortissimo, hai attraversato il deserto!”.” [Mansur] Io il deserto, tu la morte di tuo padre. La morte è il deserto più grande che c’è.” . […] “[Scilla] Mansur ha ragione. La morte di chi ami è come un deserto. Quando lo attraversi, credi di aver perso tutto. Ma non è proprio così. Le cose importanti restano. Le porti dentro. Per sempre.”
Infine, dal punto di vista stilistico e narrativo il romanzo ha una buona resa, l’autore dosa sapientemente descrizioni di paesaggi e sensazioni umane, come a pag. 28: “Certo che il mare intorno a noi è davvero spettacolare. Mi riempie gli occhi di colori: il blu profondo del largo, quasi nero sotto il sole di mezzogiorno, il turchese delle calette nascoste, il bianco accecante della schiuma quando le onde si frantumano sugli scogli. Respiro a fondo l’aria che entra dall’oblò, profuma di cappero, di mare calmo, di legno umido delle barche lasciate al sole. C’è qualcosa di magico nella mia isola. “Qui il tempo non corre, danza” diceva papà. […] Salire sulla torretta di avvistamento è sempre un brivido. La scala verticale sembra non finire mai, ogni piolo di metallo mi allontana dal ponte e mi avvicina al cielo. E poi, finalmente, l’ultimo passo. Lassù è come volare sul mare. […] Inforco gli occhiali da sole portafortuna. Sulle stanghette sono attaccate due carte da gioco: un Re e una Regina di spade. Servono per eliminare il riflesso sulle lenti. Soprattutto erano di papà. Papà… È lui che mi ha insegnato a vedere i pesci spada. È lui che mi ha insegnato tutto.”

 

 

ALTRI “PROPOSTI PER VOI” PER L’ESTATE 2026

  1. Carola Benedetto - Luciana Ciliento, Mio padre, tuo padre, De Agostini 2025, € 15,90;Ebook  € 7,99.

Due uomini contro l'odio del conflitto israelopalestinese: Rami Elhanan, israeliano, e Bassam Aramin, palestinese, vivono sui due lati opposti di un confine, divisi da lingue, religioni, storie, bandiere. Le loro figlie, Smadar e Abir, sono state uccise. Anziché odiarsi e perpetuare la divisione nata dal conflitto, decidono di parlarsi, ascoltarsi, unirsi in uno slancio di fratellanza nuova.

                                   

  1. Silvana De Mari, L’ultimo elfo, Salani 2004, € 9,50 ; Ebook € 5,99.

Capolavoro fantasy dell’autrice, delicata storia di un’amicizia tra una coppia di umani e il piccolo elfo Yorsh, in un mondo ostile e inospitale. Premio Bancarellino 2005 e Premio Andersen.

 

 

 


A cura di:           

SERGIO FANNI. Laureato all’Università degli Studi di Milano, ha insegnato Lettere nella secondaria di I grado di Santo Stefano Ticino (MI) dal 1983 al 2005 e, successivamente, nell’Istituto “San Girolamo Emiliani” dei P.P. Somaschi di Corbetta (MI). Dal settembre 2020 è felicemente in pensione e prosegue il suo impegno educativo/didattico come volontario presso l’istituto di Corbetta.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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