Musica
Perché anche se ho tutto, non mi basta?
Ultimo, il grande concerto ed una canzone con una domanda
Si è parlato in lungo e in largo del gigantesco concerto di Ultimo a Tor Vergata, 4 luglio 2026, 250.000 persone presenti, il concerto più grande della storia della musica italiana. Giusto un breve ripasso: Ultimo, all’anagrafe Niccolò Moriconi, classe 1996, romano, è uno dei cantautori italiani più seguiti, specialmente dal pubblico dei giovani. Le canzoni, molto orecchiabili, fanno leva su temi sentimentali e sulla voglia di riscatto, il pubblico si riconosce nelle canzoni ed il successo via via è cresciuto.
Chiedo scusa per la spiegazione un po’ semplicistica, ma si possono facilmente trovare molte più notizie ed anche ascoltare le sue canzoni con soli due o tre click. Intanto riguardo al concerto, ho trovato molto interessante questo articolo di Vanity Fair , di cui consiglio la lettura. L’articolo mette bene in evidenza luci ed ombre del concerto, sottolineando soprattutto una cosa: è stato una specie di rito pagano. I concerti, specie quelli con tanto pubblico e di artisti carismatici, sono sempre stati legati ad un rituale: vestirsi in un certo modo, alcuni segni distintivi, insomma a conti fatti, una appartenenza. Tolta la fede religiosa, o quella calcistica (le altre due forme di affiliazione di massa), la musica può far scaturire quel senso di appartenere alla stessa cosa, almeno per un breve attimo di vita, anche facendo grandi sacrifici.
Tuttavia, volendo guardare l’altra faccia della medaglia, sempre più spesso sembra quasi più importante esserci che neanche la musica stessa. Le canzoni hanno importanza, ovvio, ma anche – a volte di più – la foto da mettere su instagram o da mandare nel gruppo whatsapp a chi non c’era.
Ma arriviamo al punto: record di pubblico, 250.000 persone davanti – molte delle quali non hanno visto niente o sentito male – successo trionfale, ripreso da tutti i media. Ma all’alba del 5 luglio, appena tornato dal concerto Niccolò scrive una canzone e la intitola Tutto. Il tema è interessante, ed anche narrato bene, poi ascoltatela: una sorta di dialogo in cui si fa i conti con il passato, con alcuni aspetti che mancano, ma soprattutto con il fatto che pur avendo raggiunto – e a soli 30 anni, aggiungiamo noi – in qualche modo una vetta, tuttavia restano l’inquietudine ed una domanda sulla vita. Dal testo della canzone: “Scrivevo: Dio, vorrei un mio concerto / La gente sotto e la mia voce al centro / E adesso qui c'è tutto, ma continua il freddo”. Nel bel video in bianco e nero, le immagini del cantante che interpreta la canzone si alternano a quelle del concertone.
Nota personale di metodo: quando mi metto di fronte ad una canzone e la ascolto, da qualunque parte venga, tento sempre di seguire delle semplici regole. 1) Do alla canzone del tempo dedicato, detto diversamente, non la ascolto facendo altro. 2) Il più delle volte, anche se è in italiano, o il primo o il secondo ascolto lo faccio con il testo davanti. 3) Cerco di non avere pregiudizi rispetto al genere musicale o al cantante in questione. 4) Se c’è un video, ascolto prima la canzone senza video e poi guardando la clip. 5) Ascolto parole e musica e solo alla fine esprimo, se richiesto, o semplicemente articolo un mio giudizio.
Così ho fatto con questa canzone, e senza farla troppo lunga, la canzone funziona. Pur non essendo Ultimo uno dei miei cantautori preferiti, ogni volta che ascolto un suo pezzo devo riconoscere che funziona: semplice, melodie riconoscibili, non grandi invenzioni armoniche, grande orecchiabilità e cantabilità. Tutto è grossomodo nello stile di Ultimo, inizio quasi sussurrato, prima strofa e primo ritornello abbastanza moderati e poi via via crescendo, parte centrale della canzone più vigorosa e urlata e finale a discesa. In questo caso, per la prima volta l’artista si è affidato alla produzione di Davide Simonetta, noto anche come d.whale, dalle cui mani sono passati diversi successi di Cesare Cremonini, Annalisa, Elisa, Mengoni, Gabbani, Mahmood ed altri. Insomma quello che si potrebbe chiamare un producer di grido.
L’ultima delle mie regole, che non ho citato sopra, è che nell’ascoltare una canzone, ed in particolare il testo, io do sempre all’artista il beneficio della buona fede, cioè parto dal credere e pensare che quello che ha scritto sia vero, che non l’abbia scritto ad arte, ma racconti qualcosa di vissuto, provato veramente. Quindi, in questo caso, presto fede al racconto di Niccolò che, guardando dove è arrivato Ultimo, si chiede quanto valga davvero quella cima raggiunta, partendo dal basso e con fatica ed impegno.
Aggiungo solo un’ultima osservazione, non per gettare discredito, ma per non dimenticare che gli artisti tengono presente, nel valutare quello che un’emozione suscita, anche, diciamo, gli effetti commerciali dell’operazione. Tutto esce venerdì 18 settembre, va subito in alto come visualizzazioni del video su YouTube e i risultati di streaming sono buoni. Quattro giorni dopo esce nelle sale cinematografiche Ultimo - Tutto. Live a Tor Vergata, due ore e 45 minuti di film con le immagini dal vivo del monumentale concerto, arricchite da filmati di backstage e momenti privati dell'artista. Peraltro il film, nelle sale dal 22 al 30 settembre, sbanca al botteghino, risultando il docu-film musicale più visto in Italia di sempre.
Ognuno a questo punto tragga le sue conclusioni. Sicuramente la domanda nella canzone c’è ed è ben esposta e ben cantata, perfettamente in linea con il percorso dell’artista. Altrettanto sicuramente l’uscita di una canzone così ha trainato il film, e quindi quella uscita era programmata da tempo.
Dunque: domanda esistenziale espressa in una canzone? Pura operazione commerciale di alimentazione e gestione delle emozioni dei fans? O qualcosa che sta nel mezzo? Concludendo: cerchiamo di cogliere quello che c’è nelle canzoni, ma teniamo anche gli occhi aperti.
Walter Muto
A cura di:
WALTER MUTO, laureato in Lettere e con i più vari studi musicali alle spalle, decide di dedicarsi prima con grande passione e poi come lavoro alla musica, in particolare a quella leggera. La sua occupazione è fare musica, parlarne e scriverne a 360 gradi. Oltre ad aver scritto diversi libri e curare una rubrica per il mensile Tracce, collabora da 35 anni agli spettacoli musicali per ragazzi della Sala Fontana di Milano, produce spettacoli insieme a Carlo Pastori e negli ultimi anni si dedica a progetti musicali per il sociale,
con una attività al Carcere di San Vittore ed una in due residenze per disabili psichici.
Più info su www.waltermuto.it






