Musica
GLI U2 E LA CONTEMPORANEITA' : I GIORNI DELLA CENERE E IL GIGLIO DI PASQUA
Ha sorpreso tutti, il mercoledì delle ceneri, l’uscita di un EP (extended play, più tracce di un singolo ma meno di un LP, per quello che vuole dire oggi…) degli U2, che proprio alle ceneri faceva riferimento nel titolo, Days of Ash. Non si tratta solo di un titolo ad effetto, ma di una serie di brani che parlano di argomenti scomodi, i giorni della cenere, per l’appunto, dove le ceneri sono sicuramente un riferimento all’inizio della Quaresima, ma anche ciò che rimane dopo un incendio, un crollo, un bombardamento. Ed infatti le canzoni raccontano fatti di attualità, o come la band ha scritto nei comunicati di lancio, “sei cartoline da un presente che non vorremmo vivere”. In rapida successione, nei quasi 24 minuti di durata, scorrono i fatti di Minneapolis (American Obituary, proprio sulla morte di Renée Good) e la storia della studentessa iraniana anch’essa uccisa dalla polizia, Sarina Esmailzadeh (la canzone è Song for the Future, uscita anche come singolo). Poi la poesia recitata Wildpeace, scritta da uno dei più grandi poeti ebrei contemporanei, e a seguire One Life at a Time, che ha come protagonista il palestinese Awdah Hathaleen, assassinato da un colono israeliano. E a chiudere il lavoro troviamo Yours Eternally, il testo scritto come se fosse la lettera di un soldato ucraino e la canzone realizzata con la collaborazione proprio di un militare ucraino e Ed Sheeran.
“America will rise / Against the people of the lie” recita il testo della prima canzone, l’America si rialzerà contro la gente menzognera. Seguendo quanto Bruce Springsteen aveva fatto qualche tempo prima, reagendo alle violenze perpetrate nelle strade con la canzone Streets of Minneapolis, gli U2 hanno voluto far uscire questo pugno di canzoni, canzoni che, come ha dichiarato proprio Bono Vox, “erano impazienti di essere pubblicate”. Ascoltarle, testi alla mano, ci fa rendere conto di una certa ritrovata vena melodica, arrangiamenti semplici ma ben curati e soprattutto testi taglienti, che narrano e giudicano un presente complesso e difficile.
Dato questo presupposto, ha stupito ancora di più l’uscita a sorpresa, a mezzanotte del venerdì santo, di Easter Lily, altra raccolta di 6 pezzi, chiaro il riferimento del titolo dell’EP sia alla Pasqua che all’album Easter di Patti Smith, esplicitamente ricordato come fonte di ispirazione della band. “È il nostro atto di resistenza contro l’orrore del mondo”, hanno dichiarato, ma stavolta con una forte venatura di speranza, legata al fatto della Risurrezione di Gesù nella Pasqua.
Questo articolo di Rolling Stone descrive bene i brani contenuti nel mini-album, offrendo anche i link a YouTube, cioè ai lyrics video di ogni canzone, i classici video in cui è possibile seguire in tempo reale il testo del brano. Anche qui come nel precedente lavoro i temi sono parecchio spessi: i drammi del nostro tempo sono gli stessi, qui però incontrano la speranza, che si manifesta nella Pasqua, come un giglio che fiorisce. Così le cicatrici, segni delle sofferenze patite, vengono messe in relazione con le ferite di Cristo in Scars; la realtà riscopre che è fatta per durare per sempre in Resurrection Song; e in Easter Parade la consapevolezza di non essere eterni, ma finiti, sfocia in un finale Kyrie Eleison, richiesta di pietà a Dio ma al tempo stesso segnale che non si va a finire nel nulla. E durante il brano, la voce aveva anche affermato: “qualcosa in me è morto, ma non avevo più paura”.
Sono segnali chiari della presenza, in queste canzoni, del trascendente, del divino. E spesso la critica si ferma qui. Si preferisce per lo più sottolineare un senso di spiritualità, in alcuni passaggi dei testi, lo spirito di resilienza in questo tempo sbandato. Senza fare i conti con il fatto che la posizione di Bono e compagni è – a modo loro, certo – profondamente cattolica.
Lo ha messo bene in luce padre Massimo Granieri in un suo articolo sull’Osservatore Romano (N.B. - l’ho linkato, ma l’articolo è per gli abbonati), che ricorda che “il linguaggio dell’album è intriso di Sacre Scritture, di liturgia e di verità di fede”. E aggiunge che “il disco degli U2 indica la presenza ineludibile di Cristo nel mondo”.
Così le ferite del mondo, su cui gli U2 riflettono a fondo, sono messe nella prospettiva della Resurrezione ed acquistano un significato nuovo. Non solo resistenza umana a tutti i costi, ma in qualche modo partecipazione al disegno divino. Dando comunque anche un giudizio forte su ciò che accade.
Concludendo, gli U2 sono visti dai più come dinosauri in via di estinzione, provenienti da un mondo che non esiste più. Eppure, ecco cosa può fare il Rock quando si ricorda che può ancora dire qualcosa, a volte in maniera inaspettata e per questo ancora più efficace.
Walter Muto
A cura di:
WALTER MUTO, laureato in Lettere e con i più vari studi musicali alle spalle, decide di dedicarsi prima con grande passione e poi come lavoro alla musica, in particolare a quella leggera. La sua occupazione è fare musica, parlarne e scriverne a 360 gradi. Oltre ad aver scritto diversi libri e curare una rubrica per il mensile Tracce, collabora da 35 anni agli spettacoli musicali per ragazzi della Sala Fontana di Milano, produce spettacoli insieme a Carlo Pastori e negli ultimi anni si dedica a progetti musicali per il sociale,
con una attività al Carcere di San Vittore ed una in due residenze per disabili psichici.
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